A home at the end of the world

Unconventional web blog.

Archivio per Settembre, 2006

Loathing.

E’ rabbia pura quella che sto provando.
Scusate lo sfogo, non cercherò rime, non userò metafore e nemmeno secondi termini. Sono stufo di questa situazione. Stufo di avere il passato che mi rimane aggrappato con artigli, con le sue gelosie e le sue rivendicazioni.
Scene melodrammatiche e atti eroici per dimostrare un cambiamento inesistente. Tentare di riparare agli errori del passato spesso è inutile. In più, farlo con atti che rischiano solo di rovinarmi la vita è ancora più folle.
Quella di questa sera è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, non ho più intenzione di avere contatti, di vedere sentire pensare niente; per un attimo ho pensato di poter capire, di poter dare e avere tempo per masticare meglio il dolore. Ma ora, alla luce dei fatti, c’è solo tanto sapore amaro in bocca. Tanta ansia in attesa che accada qualcos’altro. E tanta, troppa rabbia.
ADESSO SPACCO TUTTO!!

Treni.

Vedo la mia vita come una stazione ferroviaria. Di quelle rovinate, piene di poster strappati sui muri, di cicles a terra, di strisce gialle sbiadite, di orologi fermi e panchine logore.
Una di quelle vecchie stazioni, che sotto un cielo cupo e grigio, sono in fermento con centinaia di treni che seguono il loro corso, avanti e indietro.
E ci sono centinaia di persone, che ognuna con la sua vita alle spalle, un bagaglio di cultura e tanti pensieri in testa, corre per la sua strada.
Ci sono treni in partenza, e treni in arrivo, annunciati dal fischio melanconico di un vecchio capostazione. La mia vita è sostanzialmente questo.
Un treno fiero e orgoglioso, un treno in viaggio da un anno è partito, sbuffando vapore grigio. Se guardi bene, lo puoi ancora scorgere in orizzonte, che si allontana.
Il denso fumo si perde nell’aria, e il rumore metallico è sempre più impercettibile.
Ed è in quel momento che la stazione rimane vuota: il tempo sembra fermarsi, le lancette dietro i quadranti ingialliti degli orologi a muro sembrano immobili.
C’è chi aspetta, seduto su una panchina.
Chi guarda impaziente l’orologio al polso.
Cala il silenzio, e sembra scomparire la speranza. 
E così è successo nella mia vita: dal momento in cui quel treno era partito, e io non ero salito su quegli scalini di metallo, avevo perso le speranze. Avevo perso la fiducia nel prossimo, e nel mondo intero. Carico di odio, rancore, paura e rabbia, avevo deciso che mai più avrei sofferto per qualcuno.
Poi però, è arrivato lui. Un trenino piccolino, di quelli che sbuffano mille nuvolette di vapore bianco candido. E’ arrivato trotterellando sui binari, e canticchiando come un bimbo. Un treno per niente atteso, che si è fiondato nella mia vita a tutta velocità.
E’ questa la vita. Treni che vanno, altri che arrivano. Ma questo treno, piccolo e allegro, dolce e premuroso, giocherellone e sincero, è una delle cose più belle che mi siano capitate in vita mia. E’ comparso, come per magia, e sta portando la sua allegria tra me e chi mi sta intorno. E tutto con il suo sorriso. Spero che sia proprio quell’ammasso di ferraglia blu elettrico a farmi ritrovare la fiducia nel mondo.

Misura tutto in amore.

Felicità. Ne ho visto un piccolo bagliore, proprio qualche attimo fa. Traballava nel buio della notte, e io ero certo che fosse Lei. Nella mia vita ho incontrato persone che hanno contribuito alla mia crescita. Persone che ho amato, detestato, invidiato, ammirato. Ognuna di loro ha messo un piccolo aiuto, che mi ha portato ad essere come sono ora.
Ho scoperto che è proprio vero, si impara dai propri errori e dalle proprie esperienze. Ognuno di questi è utile a comporre la nostra stessa esistenza. E sono contento di aver fatto i miei errori, perchè dopo aver passato un brutto periodo, dopo aver provato sofferenza, ci aspetta sempre un periodo più bello, e la felicità torna a brillare come una lanterna in un porto.
Una cosa sicuramente è vera. La vita è preziosa, per ognuno. E dobbiamo imparare a viverla così com’è, impegnandoci di non sprecare un singolo momento. La vita è solo un mucchio di minuti, ammucchiati uno sull’altro. Misura la vita in amore, e amore avrai.

Incredibile, sembra quasi che il piccolo Fiyero stia crescendo…

Cambiare.

E’ in questi momenti che la mia mente elabora conclusioni forse troppo affrettate, che mi porterebbero a dire cattiverie che forse, nel profondo del cuore, non penso. E mi dispiace che alcune delle persone a me più vicine credano alle voci di corridoio piuttosto che alle mie parole. Mi dispiace che una montatura riesca sul serio a farmi sentire tre “Addio” in due giorni. Parola, che tra l’altro, mi fa sorridere. Non siamo in un film anni venti, e non ci sono scene madri melodrammatiche da realizzare.
Poi mi sorge un dubbio, e penso che forse sia io a dover cambiare. Che forse, come mi è stato rinfacciato, ogni colpa è mia. Che forse dovevo fare tutt’altra scelta, dovevo continuare a non guardare la realtà, e vivere solo a metà. Forse dovevo cambiare idea, così nessuno mi avrebbe detto addio.
Poi ci ripenso, e rivedo il mio passato. E penso, no, non posso soffrire ancora. E’ ora che qualcosa cambi, che pensi un po’ a me stesso. Voglio una vita tranquilla, voglio amare e sognare ed essere TRANQUILLO, sempre. Imparare a fidarmi del prossimo, imparare a delineare il mio futuro con le mie stesse mani.
Giocare a MixMax senza pensare, ridere di gusto per una battuta. Bere un frullato agli Oswego ed essere felice della felicità altrui. Questo è quello che voglio fare.
Questo è quello che si dice cambiare.
Amore, mi dovra’ passare
per restare libero, cambiare.
Combattero’, con le mie notti bianche
Combattero’, devo ricominciare a inventare me.
Io dovrò cambiare.

PS. Ironia della sorte, giocando a MixMax con le Power Rangers “ti dirò”, ho vinto una settimana in cui mi avrebbero amato tutti. Alla faccia…

I have nothing.

Dal titolo potrebbe sembrare l’ennesimo post depressivo, ma non è così.
Sono seduto al buio della mia stanzetta, come direbbe la mia vecchia prof di matematica. Solo lo schermo brilla di luce propria qui dentro, e il suo alone azzurrino illumina flebile i tasti grigi della tastiera. Cuffie ficcate nelle orecchie, e una sola canzone che suona impertertinente, nota dopo nota, come un treno che viaggia a tutta velocità tra le vene. Solo una canzone, dolce, amara, commossa.

Share my life,
Take me for what I am.

Ogni volta che il suono si ferma, sento un brivido che si attenua di nuovo alla prima nota del pezzo. A volte la vita è strana. Ti offre su un piatto tante possibilità, tante scelte, tanti dubbi e problemi. E siamo noi a districarci tra questi, con destrezza o meno, per tessere pian piano la nostra esistenza.
Potrei dire che le scelte che ho compiuto e che mi hanno portato qui siano giuste, o che siano sbagliate. La realtà è che non c’è un modo giusto per prendere una decisione. Si prende, e basta.

Just all that you are
And everything that you do.

Oggi un’amica mi ha detto che se non ci sentiamo in colpa, se siamo in pace con noi stessi, allora quella è la scelta giusta. La chiave è dentro di noi, e finché siamo sicuri di quello che facciamo, finché sappiamo di poter star bene dopo quella scelta… allora non dobbiamo stare male con noi stessi. Dobbiamo solo vivere la vita.
Credo siano parole giuste, ci ho riflettuto, ho pensato.
E ora mi sento ancora un po’ più libero.

Don’t make me close one more door,
I don’t wanna hurt anymore.

Non sono insensibile, ho un cuore anche io. E sono capace di sentire un’emozione, percepire un sentimento, decifrare uno sguardo. Ho solo un cuore un po’ trasandato, lasciato a se stesso, asmatico, che tossisce e trema. Un cuore che ha paura di battere per paura di essere tradito di nuovo.
Ritrovare la fiducia nelle persone, dopo tante delusioni, è difficile. Ho solo bisogno di un po’ di tempo per ritrovare la gioia di una risata in compagnia, di un discorso nel buio. Di un drink insieme, di un CD ascoltato al massimo volume, di una tazza di tè, un gelato alla stracciatella, e magari un bacio.

Stay in my arms if you dare,
Or must I imagine you there.

Poi ci sono quelle cose non dette, quei particolari che prendono possesso della tua mente, del tuo corpo, e ti convincono che tu non sei niente. Non sei niente per nessuno, perchè ci sono tante cose in te che non vanno, che nessuno accetterà e supererà mai.
Ed è allora che mi sento di nuovo un po’ solo. Ma ultimamente sta succedendo qualcosa: un messaggio, una telefonata, una risata che ti fa stare meglio. Ho delle persone attorno che mi fanno sentire a casa, con la semplicità di chi accoglie un vecchio amico. Vecchie conoscenze, gli amici inseparabili, quelli nuovi e quelli riscoperti, tutti uno più speciale dell’altro. E questo mi fa stare meglio, mi fa sorridere, mi fa sembrare di nuovo vivo.

You break down my walls
With the strength of your love

Mi servirà sicuramente tempo, mi serviranno spalle su cui sorreggermi, e mi servirà una canzone, da cantare a squarciagola e ricordare e ballare e sperare, sperare. Sperare che un giorno siederò ancora su quella sedia, al buio della mia stanzetta. E con la stessa canzone che canterà nelle orecchie, sarò sicuro che quelle parole siano per me.
Infine, sperare che un giorno possa avere qualcuno accanto, uguale nell’anima, cacciatore di emozioni, impeccabile sognatore, fiero adulto e instancabile bambino, senza il quale avrò perduto ogni cosa.

I have nothing, nothing, nothing
If I don’t have you.

Ci sono sere.

Ci sono sere in cui la rabbia ti prende, come due mani nodose che si stringono attorno alla tua gola, e ti trascina in un limbo dove tutto non torna. In cui tutto è sbagliato, dove tutti sono stupidi. In cui tu vorresti prendere, girare i tacchi e scappare a gambe levate, perchè quello non è il tuo posto, non è la vita che vorresti. Sono quelle sere in cui il passato torna a galla, inesorabile.

Ma ci sono sere in cui, invece, tutto è molto più semplice. Perchè ogni cosa ti sembra trasparente e lucente (forse sotto gli effetti dell’alcool?), ogni cosa ti sembra perfettamente allineata con la tua vita. Quelle sere in cui tutto sembra combaciare, come pezzi di un puzzle. Tutto sembra così ovvio e semplice come il sorriso di un bambino, e tu non puoi far altro che sorridere, perchè hai la consapevolezza che tutta la tua vita è stata vissuta per arrivare fin lì. Tutto il tuo passato, i sorrisi, i pianti, le gioie e i dolori non sono altro che tappe verso qualcosa di più grande e più bello. Ogni singolo minuto della tua vita ti ha portato fino a lì.
Era tutto scritto? Oppure sei stato tu a sceglierlo?
Non sono il tipo adatto per rispondere a una domanda simile, so solo che finalmente (e lo sussurro con il tatto che ha un papà per non svegliare il suo bimbo che dorme) sto bene. Nonostante ogni tanto ci sia qualcuno che ti riporta alla realtà con una semplice domanda, nonostante anche solo vedere quel nome sul telefono mi fa sussultare, io so solo di stare bene, ora. Perchè so di non essere solo.
Un sospiro di sollievo, una boccata di aria fresca. Acqua cristallina che scivola addosso, vento malizioso che ti sussurra nell’orecchio. Sto bene.

Ci sono sere in cui si va a vedere Superman al cinema. A parte quello di fianco a me, il film è stato carino, tutto sommato. In realtà è fatto molto bene, effetti speciali davvero belli, quest’omino in calzamaglia che vola nel tramonto e sposta aerei con una mano fa il suo effetto… e complimentissimi per la scelta dell’attore (… O_ò). Poi vabbè, rivedere il Daily Planet mi ha fatto venire in mente i bei tempi in cui guardavo Lois&Clark… le avventure di Kalel mi hanno sempre affascinato. Sarà per questo ragazzo in occhiali e capelli unti, che prima è un giornalista sfigato che tutti prendono in mezzo e non viene cagato pari da nessuno, però appena esce da una cabina telefonica tutti gli sbavano dietro.
Adesso mi trovo una tutina blu pure io.
O magari anche no.